mercoledì 5 novembre 2014

La chiesa di S. Martino di Ingravo a Bolzano Novarese - parte 2

Oggi parliamo dell'esterno della Chiesa di S.Martino.
In aggiunta all'articolo di ieri segnalo che, telefonando al numero 335.57.166.54 è possibile fissare un appuntamento per visitare la chiesa e usufruire di una breve spiegazione della storia e degli affreschi (a titolo gratuito).

Gli affreschi esterni

Ai lati della porta della Chiesa di S.Martino ci sono due grandi affreschi deteriorati dal tempo.

Sul lato sinistro San Martino a cavallo, nella classica rappresentazione della sua conversione.


Questo affresco è molto importante perchè reca una scritta con il nome dell’artista che lo ha eseguito, e la data di esecuzione. La parte più visibile è quella della data “27 agosto – 1507” mentre il nome “Francesco Cagnola” è in parte cancellato.

Sul lato destro dell’ingresso è dipinta l’immagine di San Cristoforo, databile 1422. 
A partire dal XIII secolo ci fu una grande diffusione del culto a San Cristoforo, invocato come protettore dei viandanti. 
Per questo motivo veniva dipinto su quasi tutte le facciate delle chiese in grandi dimensioni , così che il passante lo potesse vedere e chiedere a lui la protezione lungo il cammino.

Il lato nord è privo di aperture, mentre la parete a est, quella dell’abside, è caratterizzata da archetti pensili romanici, che ne impreziosiscono il valore architettonico.

La parete sud è ricoperta in parte da lapidi ultracentenarie, lasciate a testimoniare il culto dei morti, e presenta sullo sfondo una finestra e una stretta porta. 
Queste due aperture furono ordinate dal Vescovo Carlo Bescapè, in una sua visita pastorale tra la fine del 1500 e i primi del 1600. Sempre a seguito di questa visita furono rifatti il tetto e l’altare, non ritenuto idoneo alle celebrazioni. Quasi sicuramente verso la fine del XVI secolo il Bescapè, salito a Bolzano per la consacrazione della nuova chiesa, visitò pure quella di S.Martino, constatando che era in rovina, e ne ordinò il ripristino.

Il portichetto appoggiato alla facciata fu costruito nel 1663: la data impressa sul trave ne è la conferma.




I restauri terminati nel 1990, eseguiti con il patrocinio della Regione Piemonte e del Comune di Bolzano Novarese, hanno consentito il consolidamento strutturale dell’edificio e il totale ripristino degli affreschi, e rinnovato l’interesse storico ed artistico per il monumento.

I testi sono tratti dal volume: "Bolzano, leggenda, cronaca e storia" (Autori: G.M.Franzosi, C.Frattini, S.Frattini, A.Marietti, V.Mora, D.Valeri).

lunedì 3 novembre 2014

La chiesa di S. Martino di Ingravo a Bolzano Novarese - parte 1

Bolzano Novarese possiede sul suo territorio questo gioiello, che contiene una serie di affreschi tra i più noti del Cusio.

E’ da un po’ di tempo che pensavo di proporvene la storia e stuzzicare così la vostra curiosità, che potrete appagare in questi giorni: infatti, la chiesa è aperta, eccezionalmente, in occasione delle ricorrenze dei defunti (Messe il 5, 6 e 7/11 ore 15) e di S.Martino (Messa il 9/11 ore 11), e quindi è possibile visitarla (NON durante le Messe).


La storia e la struttura.

La chiesetta di S.Martino era la parrocchiale dell’antico abitato di Ingravo e dipendeva dalla Pieve di San Giuliano di Gozzano.
L’esistenza di Ingravo è testimoniata da antiche pergamene che riguardano acquisti, affitti e lasciti di terreni, le cui date sono comprese tra il 992 e il 1362.

Si fa risalire la prima costruzione della chiesa al X-XI secolo in quanto documenti di quel periodo testimoniano le origini e il periodo di maggior attività dell’antico abitato di Ingravo ma anche perchè la figurazione ad archetti pensili dell’abside era una decorazione riscontrata su altre chiese romaniche datate nella prima metà dell’XI secolo.

Verso la metà del XII secolo, il nome di Ingravo scompare dai documenti e si suppone che il paese venne abbandonato o venne distrutto in seguito ad attacchi di nemici o a un incendio.
Più probabilmente, la popolazione si trasferì definitivamente nel pianoro sotto il monte Mesma, in posizione più favorevole, dando origine a “Buletianum”, l’attuale Bolzano Novarese.
Che cosa sia successo esattamente nessuno lo ha ancora scoperto, di certo c’è che nello stesso tempo compare il nome di Bolzano, prima alternato o unito al nome di Ingravo e poi dal 1362 utilizzato da solo per designare il paese.
Nonostante ciò, i Bolzanesi mantennero il culto e la venerazione di questa chiesa e restarono molto devoti ad essa probabilmente per 2 motivi: la presenza di eremiti e religiosi nel luogo (testimoniati da alcuni documenti) e la presenza del vecchio cimitero.
La chiesa è ad unica navata e conserva ancora la forma primitiva: la facciata è a forma di capanna, con apertura a croce in alto, gli stipiti della porta di ingresso sono di serizzo. Su questa porta si hanno notizie scritte: un certo “Giacomo De Bonis fece fare a sue spese la porta di San Martino e costa tra la portina di sasso e le asse di legno 99 lire”.

Questa è una foto molto suggestiva che è stata scattata durante la processione serale del 14 agosto 2012.


I testi sono tratti dal volume: "Bolzano, leggenda, cronaca e storia" (Autori: G.M.Franzosi, C.Frattini, S.Frattini, A.Marietti, V.Mora, D.Valeri).

sabato 25 ottobre 2014

Gusta il Lago d'Orta - Il decennale dalla scomparsa di Luigi Veronelli.

Oggi ho assistito a un altro degli interessanti eventi organizzati da Asilo Bianco nell'ambito della manifestazione "Gusta il Lago d'Orta".



Nella sempre bella cornice del Museo Tornielli di Ameno è stato dapprima proiettato un film della sezione OFF del Festival del Cinema Rurale Corto&Fieno: "Il tempo lieve. Luoghi, persone e storie a Mezzano", di Michele Corona.
Il cortometraggio descrive la contrapposizione centro-periferia e urbanizzazione-natura attraverso il racconto, i volti e i gesti di 5 abitanti di un piccolo paese nel cuore delle Dolomiti del Trentino.

Davide Vanotti, dell'Associazione Asilo Bianco, ha poi presentato il Sindaco di Ameno Roberto Neri e Alberto Dragone, del Direttivo del Comitato Decennale Veronelli, che hanno introdotto gli ospiti del successivo incontro.



Gian Arturo Rota (Direttivo) e Alberto Capatti (Direzione Scientifica) del Comitato Decennale Luigi Veronelli hanno  presentato il libro “Luigi Veronelli – La vita è troppo corta per bere vini cattivi” (Giunti Editore e SlowFood Editore), in collaborazione con la Biblioteca Giulio Macchi di Ameno.



Il Comitato decennale Luigi Veronelli è nato con lo scopo di valorizzare e divulgare il pensiero e l'opera di Veronelli, a dieci anni dalla sua scomparsa, con una serie di iniziative culturali che sono iniziate il 2 febbraio (suo giorno di nascita) 2014 e termineranno con Expo 2015.

Gli interventi sono stati molto interessanti in quanto hanno aiutato a capire il modo di essere di un uomo complesso, dai molteplici interessi, nei confronti del cibo: lui amava "camminare la terra" cioè degustare e assaggiare cibi dei quali conosceva i produttori, ai quali spesso dava consigli spassionati e  sinceri.
Un personaggio che, anche attraverso un programma televisivo forse tra i primi ad occuparsi di "cucina", seppur non in senso strettamente "culturale" ma più popolare, si è affermato presso il grande pubblico, fama che gli consentì successivamente di potersi esprimere senza compromessi, andando incontro anche a polemiche e scontri.
Una figura che ha sollevato anche molte questioni cruciali in ambito alimentare, delle quali una importante, che riguarda l'olio, è ancora irrisolta e vuol essere dal Comitato riproposta all'attenzione del pubblico.



E' stata poi la volta di Lorella Zoppis Antoniolo, presidente del Consorzio per la tutela dei Nebbioli dell'Alto Piemonte, che ci ha spiegato come le province di Novara, Vercelli, Biella e Verbania fossero coltivate a viti molto prima delle Langhe e del Monferrato.
La terra di queste zone è molto particolare perchè è molto diversificata, vi troviamo sedimenti marini, pietre di origine vulcanica, blocchi di porfido, non per niente è una zona molto visitata anche dai geologi.
Queste zone, dotate anche di un clima favorevole, sono adatte alla coltivazione dei vitigni di Nebbolo e producono vini eleganti, di grande qualità e finezza, terre dove i piccoli produttori sono stati capaci di preservare l'identità dei propri prodotti.
La Signora Antoniolo ci ha spiegato anche come le aree destinate a vitigni siano diminuite drasticamente negli ultimi decenni a causa di malattie (filossera) o calamità naturali (trombe d'aria).
Anche questo è stato un intervento molto interessante, che ha calamitato l'attenzione del pubblico.



Alla fine abbiamo potuto godere di una degustazione di vini, a cura del Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte, e di prodotti a km 0 dell'azienda Shangri-la di Borgomanero.




Gusta il Lago d'Orta - Storie di pane: dalla dittatura dei semi alla simbologia del pane.

Questa sera Asilo Bianco ci ha stupiti nuovamente con una serata bellissima, all'insegna di uno dei prodotti alimentari più semplici: il pane.

La cornice è stata ancora una volta quella del Museo Tornielli di Ameno, dove è allestita la mostra "I frutti dell'arte", progetto che fa parte del concorso "La scuola per Expo 2015" indetto dal Ministero dell'Istruzione, a cui hanno partecipato alcune classi delle scuole di Gozzano e di Armeno.


Le opere dei ragazzi traggono spunto da 3 artisti di epoche e stili diversi, Leonardo da Vinci, Giuseppe Arcimboldi e Giuliano Mauri, e per realizzarle si sono impegnati a scoprire, capire e analizzare il territorio in cui vivono, quello del Cusio.





La serata è iniziata con la proiezione di un film/documentario della sezione OFF del Festival di Cinema Rurale "Corto&Fieno" dal titolo "Lo spirito del grano. I custodi della terra" di Donato Nuzzo, Fulvio Rifuggio e Isidoro Colluto, che ho trovato molto interessante.
Attraverso una serie di interviste il film documenta l'impegno di alcuni agricoltori, mugnai e panificatori, di ogni parte d'Italia, nel voler perseguire modalità di coltivazione  e lavorazione dei diversi tipi di grano e di cereali il più possibile naturali. Ci racconta anche, però, delle difficoltà derivanti da leggi che impediscono la libera circolazione dei semi, costringendo di fatto gli agricoltori ad acquistarli dalle multinazionali e imponendo così un regime controllato.
Ci si pone anche delle domande circa l'aumento esponenziale delle allergie ai cereali che si sta manifestando in questi ultimi anni.


Prima e dopo il film abbiamo potuto ascoltare i commenti di uno dei registi, che era presente in sala.


Successivamente uno dei monaci benedettini del Monastero di Germagno (nei pressi di Omegna), ci ha parlato della simbologia del pane sia dal punto di vista laico che da quello religioso.
Nelle civiltà mediterranee il pane è simbolo di fatica, del lavoro dell'uomo e rappresenta il cibo per eccellenza. Dovrei dire "rappresentava" perchè ci è stato illustrato come il consumo sia diminuito di quasi l'80%.
Il monaco ci ha parlato anche del Monastero, delle regole di preghiere dei Monaci Benedettini (una sessione addirittura è alla 1 di mattina!) e delle attività che vi si svolgono, alcune delle quali producono confetture e creme che vengono vendute al pubblico (anche via web).

La serata si è chiusa con una degustazione di pani caserecci (di grano duro, di grano saraceno integrale, e di grano e riso) prodotti da Marcus Gasser di Villa Pastori con farine della Cascina Canta di Gionzana (Novara) che abbiamo potuto accompagnare proprio con le marmellate prodotte dal Monastero di Germagno, squisiti entrambi!



I cestini per i pani e le pinze sono prodotti dalla Metallurgica Motta di Omegna.












sabato 13 settembre 2014

La chiesa di San Filiberto ad Alzo

All'ingresso del paese di Alzo, verso il lago, si trova la Chiesa di San Filiberto (a 9 km dal B&B).

Oggi, l'occasione più unica che rara ci è stata regalata dalla Associazione Culturale Famiglia Alzese, dalla Associazione Storica Cusius e dal Soroptimist Club Alto Novarese che, col patrocinio della Parrocchia di Alzo e Pella e del Comune di Pella, hanno organizzato una giornata di studio su questa bella chiesa romanica e sulla riviera occidentale del Lago d'Orta.
Tale iniziativa comprendeva anche la visita guidata della chiesa, generalmente chiusa al pubblico, sul cui sito sono stati recentemente effettuati degli scavi archeologici e degli interventi di risanamento ad alcune cappelle pericolanti della Via Crucis che compongono il recinto che chiude il complesso.




Francesca Garanzini, della Soprintendenza ai Beni Archeologici del Piemonte, ci ha illustrato il ritrovamento effettuato durante gli scavi: un basamento di abside a un livello inferiore rispetto all'attuale pavimentazione della chiesa, fatto di pietre tenute insieme con scarso materiale legante, il che fa supporre una discreta abilità nel costruire, che daterebbe il reperto a più o meno lo stesso periodo del campanile e non lo farebbe risalire ad epoche precedenti.





Il campanile, come ci ha illustrato l'architetto Angelo Marzi, risale a circa il 1100 e purtroppo è stato rovinato parzialmente in epoche successive con sommarie intonacature che ne hanno compromesso la splendida estetica romanica. Inoltre, negli ultimi due secoli, 2 fulmini hanno colpito la parte superiore del campanile, causando delle infiltrazioni di acqua piovana che hanno deteriorato la scala interna, che necessiterebbe di restauro, per il quale pero', come al solito, mancano i fondi.
A tal proposito è stato stampato un libro il cui intero incasso della vendita sarà devoluto a questo scopo (contattare l'Associazione Famiglia Alzese).




All'interno, la signora Valeri dell'Associazione Famiglia Alzese ci ha spiegato che fino agli anni 30 l'altare era abbellito da una pala raffigurante l'adorazione dei Magi, con ai lati due quadri che rappresentavano S. Filiberto e S. Giulio, che a un certo punto sono spariti e dei quali non si è saputo più nulla.

Marina Dell’Omo, storico dell'arte ed esperta della cultura figurativa tra 600 e 700 in ambito novarese e lombardo, ci ha spiegato come l'ancona, particolare decorativo tipico del Cusio, sia una delle meglio conservate della zona, anche perchè si sono mantenute intatte le due porte che permettono l'accesso all'abside.





Sulla parete destra si puo' notare una parte di affresco, scoperto agli inizi del secolo, che sembrerebbe rappresentare San Filiberto nell'atto di compiere un miracolo, sostenuto dalla presenza della figura del Cristo, riconoscibile dall'aureola. In caratteri gotici si legge il nome di San Filiberto. Purtroppo il resto della scena è coperto da uno spesso strato di intonaco e non esistono informazioni per interpretarlo nel modo corretto.





Un riferimento storico preciso alla Chiesa lo si trova solo nel 1200, in documenti che attestano il pagamento delle tasse al Capitolo di San Giulio ma la cappella risale di sicuro agli anni attorno al 1000 ed è considerata una delle più antiche della riviera occidentale del Lago d'Orta.

Ulteriori informazioni nella scheda pubblicata sul sito del Comune di Pella.





mercoledì 13 agosto 2014

ORTA RELOADED: il lago riprende vita?

Il Museo di Storia Quarnese in collaborazione con Ecomuseo del Lago d`Orta e Mottarone ha organizzato una conferenza che si è svolta lo scorso 12 agosto, a Quarna Sotto, nell'Auditorium del Museo Etnografico e dello Strumento a fiato.

L'occasione è stata propizia per scoprire un altro angolo dell'entroterra occidentale del Lago d'Orta.


Il lago d'Orta visto dalla strada che da Omegna porta a Quarna Sotto

Da Omegna, in circa 20 minuti di auto, lungo una strada che presenta parecchi tornanti, si raggiunge Quarna Sotto, detta il "Paese della musica" per via della secolare produzione di strumenti musicali a fiato, che prese avvio nella prima metà del XIX secolo su iniziativa di alcuni artigiani che avevano appreso il mestiere a Milano.



Il Museo Etnografico e dello Strumento a fiato è tra i pochissimi musei musicali esistenti e si distingue perché illustra in particolare i vecchi metodi di lavorazione.



Dopo la visita al museo si è svolta la conferenza sul tema della situazione del lago d’Orta a 25 anni dall’intervento di recupero ambientale.
Sono intervenuti Marina Manca, Direttrice dell`Istituto per lo Studio degli ecosistemi - CNR Verbania, Andrea Del Duca, Direttore Ecomuseo del lago d`Orta e Mottarone, Walter Zerla, fotografo, Giuseppe Morabito, Istituto per lo Studio degli ecosistemi - CNR Verbania.
La dottoressa Manca ha illustrato brevemente i risultati dei lavori che hanno portato al risanamento del lago d'Orta (a breve vi racconterò come, nel dettaglio) spiegando che per ritenere davvero raggiunto il successo si dovrebbero reintrodurre le ultime 3 specie di pesci che ancora mancano: il lavarello, l’agone e la bottatrice.


La presenza dei pesci nei vari periodi (il liming è stato effettuato nel 1989).
Il dottor Morabito ha illustrato il progetto S.A.I.L.I.N.G., attraverso il quale si sta monitorando la qualità delle acque del Lago Maggiore e che si spera presto di introdurre anche nel lago d'Orta. 

Sarebbe molto importante, infatti, riuscire a mantenere costante il monitoraggio, ma purtroppo i fondi non sono mai sufficienti per questo tipo di iniziative (mentre per la "sagra del fungo mezzo maturo e mezzo no, colto nella valle di non so dove" chissà come mai i soldi saltan fuori...)



Altre notizie su Quarna, per chi ha tempo per leggere:

Nel 1970 fu terminata la carrozzabile che porta all'Alpe Camasca, un vasto e bell'alpeggio, sede tradizionale dei festeggiamenti di San Rocco che originano dalla festa di Sant'Egidio, organizzata nei primi anni del Novecento da Egidio Rampone, titolare della prestigiosa fabbrica di strumenti a fiato, per celebrare il suo onomastico. La festa fu poi spostata al 16 agosto e continua ad essere un appuntamento molto sentito da quarnesi.

L'alpe Camasca fu anche sede del primo (e maggiore) lancio di armi e munizioni da parte di quadrimotori statunitensi (18 gennaio 1945), la località fu scelta in quanto sede stabile, fin dal 1943, di un gruppo di partigiani. Nel 1944 tutte le baite dell'alpe furono date alle fiamme decretando la fine delle tradizionali attività di coltivazione e allevamento dell'alpeggio dove, fino a quell'epoca, gran parte della popolazione di Quarna Sotto trascorreva i mesi estivi. Attualmente l'alpe è percorsa da numerosi sentieri per escursioni tra le quali la salita alla Massa del Turlo.

Alcune parti dei testi sono tratte dal sito dell'Ecomuseo, la tavola con le specie dei pesci è tratta dalla presentazione della Dottoressa Manca del CNR.



martedì 5 agosto 2014

Motopasseggiate - La terra tra i due laghi.

Se state pensando di trascorrere 2 o 3 giorni in una zona che vi permetta di unire giri in moto divertenti a visite naturali e culturali, vi consigliamo l'Alto Piemonte, tra il Lago d'Orta e il Lago Maggiore.
Il nostro B&B è un'ottima base di partenza (www.allombradelciliegio.it).

Ecco un primo giretto che consiglio agli amici Motociclisti: non è molto lungo (circa 45 km) ma si possono inserire soste per visitare le bellezze della zona.

Oggi era la giornata ideale per ripercorrerlo e potervelo descrivere al meglio.

Uscendo dal B&B, girate a destra e poi ancora a destra, sulla strada che i motociclisti percorrono abitualmente per salire al Mottarone, verso Armeno.

Dopo un paio di km deviate per un attimo verso il Monte Mesma: trovate il cartello che vi fa salire a destra, per una stradina percorribile agevolmente in moto, su fino al Convento dei Francescani, da cui potrete ammirare un panorama spettacolare del Lago d'Orta.

Vista del Lago d'Orta dal Monte Mesma
Riprendete poi la strada precedente e a Miasino, a circa 5 km dal B&B, se necessario, troverete il benzinaio e dopo 500 metri un piccolo supermercato dove eventualmente farvi fare dei panini. Proseguite verso Armeno e fate una piccola deviazione per fermarvi, all'ingresso del paese, a visitare la chiesa romanica di Santa Maria Assunta che ha mantenuto tutto il suo fascino e che contiene degli affreschi del XV secolo.La chiesa è tra le poche quasi sempre aperte.


Ad Armeno trovate anche benzinaio e tabaccaio oltre che vari negozietti di generi alimentari.
Uscendo dal piazzale della chiesa girate a sinistra per ritornare all'incrocio da cui siete arrivati, girate di nuovo a sinistra per proseguire sulla strada principale verso Gignese (dopo 1 km c'è un supermercato un po' più grande del precedente).

Il verde quest'anno è intenso, dopo tutte le piogge, e oggi mi accompagna una piacevole brezza che mitiga il sole di agosto, che, quando si fa vedere, scalda come deve scaldare il sole estivo. I cavalli nei recinti, le mucche al pascolo, i giardini curati: panorama rilassante per gli occhi e per la mente.

Il torrente Agogna
Si scende nella valle dell'Agogna e poi si risale per arrivare a Sovazza, proseguite verso Gignese, la strada costeggia il torrente Agogna con saliscendi e dolci curve in mezzo al verde, traffico praticamente assente.
Questo è il pezzo più bello del percorso, dal punto di vista motociclistico perchè non ci sono paesi, la strada è abbastanza ampia ed è un susseguirsi di curve.


La valle dell'Agogna.

A circa 17 km dal B&B ecco Gignese, che gravita già in zona Lago Maggiore, lo capirete dal maggior movimento in paese e sulle strade. Il paesotto è un tipico centro turistico, quindi troverete benzinaio,negozi,bar,ristoranti,agriturismi. Inoltre potrete visitare il Museo dell'Ombrello e del Parasole e poi decidere se scendere verso Stresa e costeggiare il Lago Maggiore oppure se percorrere la strada dell'Alto Vergante. Potete anche fare una deviazione verso il GIARDINO ALPINIA , dove scoprire tante tipi di piante diverse e godere di un panorama mozzafiato sul Lago Maggiore.



Con il nome di "Vergante" si indica normalmente il fianco orientale delle colline che fiancheggiano a ovest il bacino inferiore del Lago Maggiore, tra Feriolo e Arona, ricco di boschi e sentieri ben segnalati e facilmente percorribili.
Io vi consiglio di provare almeno una volta a percorrere la seconda, quindi uscendo da Gignese tenete la destra seguendo il cartello per Stresa e, dopo essere passati per l'abitato di Vezzo (attenzione: tra Gignese e Vezzo ci sono alcuni autovelox fissi) seguite i cartelli per l'Alto Vergante, giungerete così a Carpugnino, dove consiglio una sosta per la visita alla chiesa romano-gotica di San Donato, monumento nazionale dal 1902, che la tradizione vuole costruita sui resti di un tempio dedicato al dio Sole.



Proseguendo sulla strada principale arriverete a Massino Visconti, da cui vedrete bellissimi scorci del Lago Maggiore e dove potrete ammirare resti del castello visconteo.

Vista del Lago Maggiore da Massino Visconti
A Massino, inoltre, c'è la Chiesa di San Michele, sempre visitabile, nota per il suo campanile romanico pendente, unico resto della costruzione originaria, datato tra il 1025 e il 1050.
La chiesa di S.Michele a Massino Visconti
Sulle pareti della singolare abside quadrata, si può ammirare un ricco ciclo affreschi quattrocenteschi: la teoria degli Apostoli, i profeti, la figura del Cristo Pantocratore tra s. Michele Arcangelo e una Madonna del latte in trono e altri santi (fonte sito Comune Massino Visconti).

Particolare del ciclo di affreschi della Chiesa di San Michele a Massino Visconti
Percorrete poi tutto il Vergante fino a Invorio - dove è rimasta una torre alta 17 metri e  ben conservata di un castello del XI secolo -  da cui prenderete la strada tra i boschi che porta a Bolzano Novarese ed al B&B.

A Bolzano Novarese consiglio la visita della chiesa di S.Martino di Ingravo, che contiene affreschi del XV secolo e che è la protagonista di un piccolo racconto "a puntate", qui sul blog, che ve ne svelerà la storia.

Google Maps